Il Commento

25. Per la riorganizzazione politica e per la ricostruzione economica dell'Europa

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Dopo la liberazione di Roma, il 4 giugno 1944, il P.R.I. può finalmente riprendere a svolgere liberamente la sua attività, anche se dovrà superare la costante ostilità delle autorità alleate che autorizzeranno la “Voce Repubblicana”, ultimo fra tutti i quotidiani di partito, a riprendere le pubblicazioni soltanto il 18 giugno. Il motivo di questa diffidenza era dovuto alla linea intransigente seguita dal partito sotto la guida di Giovanni Conti, intenzionato a risolvere subito il problema istituzionale, recidendo inevitabilmente i legami con la monarchia compromessa con il passato regime fascista. Tale posizione avrà conseguenze negative anche all’interno del movimento di resistenza, i cui partiti erano favorevoli ad una tregua istituzionale.

L’esclusione del P.R.I. dal C.L.N.A.I., ancora nel maggio 1945, quando ormai il partito aveva ampiamente dimostrato la sua capacità organizzativa nella guerra contro i nazisti, condotta con vigore dalle formazioni partigiane repubblicane, verrà definita da Pacciardi come «l’ennesima riprova di un piano premeditato per impedire la ripresa del P.R.I.»[1]. In effetti, il partito mostrava di possedere una propria base e un radicamento reale in alcune zone della penisola.

Per due anni, fino al referendum del 2 giugno 1946, «La Voce» sarà lo specchio fedele della rinnovata presenza dei repubblicani nel paese. Una presenza caratterizzata dal vigore con cui vengono affrontate le questioni connesse alla ricostruzione e al ruolo dell’Italia nella comunità internazionale, nonché per la decisa opposizione al C.L.N. centrale[2].

L’articolo che proponiamo: Per la riorganizzazione politica e per la ricostruzione economica dell’Europa, pubblicato il 15 novembre 1944, rappresenta una valida testimonianza di questo impegno. Redatto da un gruppo di studio di cui facevano parte Giovanni Conti, Angelo de Alexandris, Francesco e Torquato Carlo Giannini, Ugo Papi, Massimo Pilotti, era il risultato di un più vasto approfondimento del P.R.I. sul tema della ricostruzione economica e politica dell’Europa. Nella nota introduttiva si riferisce, infatti, di altri studi particolari che sarebbero stati pubblicati successivamente sui vari temi: Il Consiglio Europeo, la moneta comune, i trasporti, la federazione europea.

L’analisi tiene conto della situazione politico–militare, ormai prossima alla vittoria alleata, soffermandosi, pertanto, sul futuro ruolo che i paesi europei avrebbero assunto nel mutato quadro internazionale del dopoguerra. Si sottolinea la funzione di guida delle tre potenze vincitrici che avranno il compito di riorganizzare l’Europa secondo i principi dettati dalla Carta Atlantica. Viene indicata la necessità di un nuovo organo, il Consiglio economico europeo, competente nel progettare un’area economica europea di libero scambio.

Sottolineando la priorità assoluta dei rapporti economici nella definizione del nuovo quadro europeo, l’articolo sottolinea la subordinazione del progetto di federazione politica europea a quello di federazione economica. Al punto quattro troviamo ben espresso questo concetto: dopo la crisi dalla guerra, con i rancori generati tra i diversi paesi, l’idea di cedere i diritti di sovranità a favore di una Federazione Europea sarebbe apparsa poco praticabile, mentre invece nessun ostacolo avrebbe impedito la formazione di un organismo centrale europeo che avesse avuto come obiettivo il ristabilimento economico–produttivo del vecchio continente.

Tale analisi fa registrare una diversa linea del partito sul tema del federalismo europeo. In altre circostanze si era scelta una posizione più netta a favore della necessità di istituire la Federazione Europea, come si legge nell’articolo così intitolato, redatto da Giorgio Braccialarghe su la «Voce Repubblicana» clandestina e più sopra citato, o nel documento della Federazione piemontese dell’ottobre 1944, in cui si rimarcava «sempre maggiore urgenza della soluzione del problema europeo in senso federalistico»[3].

Nota sulla fonte: Il testo del documento pubblicato su “La Voce Repubblicana”, il 15 novembre 1944, è reperibile presso l’Emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e presso la Fondazione Ugo La Malfa, via Sant’Anna, 13. Roma. Accanto al testo, la prima pagina spiegava, sulla prima colonna, che lo studio era il prodotto di un gruppo di lavoro (gli stessi citati qui sopra) “che si occupa di studiare quelle che potrebbero essere le basi per la riorganizzazione politica e la ricostruzione economica dell’Europa. Questo gruppo pubblicherà una nota sui precedenti modi e le condizioni per attuare una federazione degli Stati europei (…)”.

 

 

 

 

 


[1] Alessandro Spinelli, I Repubblicani nel secondo dopoguerra, 1943–1953, Longo editore, Ravenna, 1998, p. 34, in nota: l’affermazione è tratta dall’intervento del nuovo segretario PRI al convegno del luglio 1945. 

[2] Massimo Scioscioli (a cura di), I Repubblicani a Roma, 1943–1944, Archivio Trimestrale, Roma, 1983, p. XXVII.

[3] L’Unità europea, n.8, gennaio–febbraio 1945. Si veda anche: Arturo Colombo, a cura di, La Resistenza e l’Europa, Atti del convegno di studi storici, Como, 28–31 maggio 1983, Le Monnier, Firenze, 1984, p.218.

 

Pagina modificata Thursday 23 October 2008